martedì 25 agosto 2009

Motorini anni 70 MOTO Aspes


Cari Amici,
in queste pagine saranno resi disponibili storia ed immagini di uno dei motorini piu' apprezzati e sognati dai ragazzini degli anni 70: l' ASPES un nome che richiamava l'Aspide, il piccolo e veloce serpente che nel veleno aveva la propria forza:

Beh, l'Aspes aveva il veleno nel motore MINARELLI e l'aggressivita' nel DNA.

Innanzi tutto un saluto ed un ringraziamento ad Andrea Bronzini, Ermanno Alboreto e Diego Menniti, tre grandi meccanici e tre grandi amici che sono gli artefici del mio riavvicinamento ai bei motorini anni 70, e poi a Massimo, Roberto, Paolo e tutti gli altri appassionati del Forum "Rugginose", il cui link trovate nello spazio dedicato i siti amici, Grazie a loro ed alla loro genuina passione tante fotografie e tante storie sono e saranno rese disponibili su queste paginette.

Grazie dell'aiuto Amici e grazie Francesco Pacotom che con grande gentilezza mi ha aiutato a completare questo sito con una frase breve ma importante.
Prima di iniziare a scrivere, vada il mio saluto ad Angelo Augelli e Piermario Sorrentino.

A distanza di circa 40 anni diventa difficile ricostruire la storia di questa casa motociclistica che ha contribuito sensibilmente a cambiare la grande storia del motociclismo italiano, per cui ci si riferira' ai documenti dell'epoca ancora disponibili sulla raccolta personale dei "Motociclismo" dell'epoca, oppure a quanto riportato in sintesi in articoli apparsi su moderne riviste di Motociclismo storico ovvero su altri siti piu' o meno ufficiali dedicati a questa marca.

Personaggi storici e piloti ufficiali sono naturalmente invitati a lasciare la loro testimonianza e sara' per noi apppassionati un grande onore leggere le loro gesta.

La storia dell'ASPES prende avvio nei primi anni 60, a Gallarate, ma l'inizio dell'avventura risale al 1921, quando il signor Pietro Aspesi apre un'attivita' commerciale di biciclette nella vicina cittadina Cardano al Campo.


Dopo la guerra Aspesi si sposta a Gallarate ed apre un negozio di motociclette specializzato in Garelli e Viberti.

Nel tempo la figlia Maria, si sposa col signor Teodosio Sorrentino, che entrato nel business di famiglia decide assieme a Pietro di realizzare il prototipo di un ciclomotore leggero e Teodosio decide di usare il cognone della consorte, Aspesi, per battezzare la nuova casa motoristica.

Spinti da grande passione piu' che da obiettivi prettamente economici, si rivolgono inizialmente al settore sportivo, producendo un modello denominato "Sport" nel 1964 e di seguito un altro chiamato "Sprint" nel 1966, ma ben presto le richieste del mercato si fanno pressanti per un modello fuoristrada.



Modello che vede la luce nel 1967 con il nome di "Cross T" (forse Teodosio?), ed a cui segue l'anno successivo il primo vero Aspes, quello caratterizzato da stilema particolare e riconoscibilissimo nel panorama di quegli anni: il CS 68.

Caratterizzato dai piu' famosi studi di stile per dare ai ragazzi un mezzo che si distinguesse immediatamente da quelli classici in vigore, l'Aspes attingeva dagli stilemi delle migliori case motociclistiche che realizzavano mezzi di maggiore cilindrata, per dare a noi 14enni il fremito di guidare un piccolo "bultachino".
L'Aspes CS 68 infatti, prodotto negli stabilimenti di Gallarate nell'anno di riferimento, riportava il codone tipico che ricordava quello della Bultaco Pursang mentre sull'anteriore le forcelle Ceriani includevano un parafango di struttura piu' classica. Serbatoio in fibra di vetro, telaio rinforzato doppia culla chiusa, motore Minarelli P4, largo manubrio sovradimensionato e comandi Tommaselli completavano questo sogno per i ragazzini dell'epoca.


ASPES Cross 68






Ma eravamo solo al'inizio di una vera rivoluzione nell'ambito dei cinquantini: nel 1969 usciva il Cross Special 69, caratterizzato da un disegno equilibrato e sovradimensionato, che faceva apparire grande anche un 50ino con ruote da 19 e 17: meraviglioso codone in fibra che includeva un ampio e rigido sellone, forcella Ceriani e parafango anteriore "a becco" in fibra di vetro accompagnavano un telaio doppia culla che racchiudeva il cattivissimo Motore Minarelli P4 SS, che se codice con carburatore da 14 sviluppava 1,5 cv, ma con carburatore da 18 e preparato da Gori emanava una potenza "indescrivibile" (8 cv? Forse). Il costo? 220.000 lire.

ASPES CS 69



Forse il piu' bel 50 del momento

L'anno 1970 vede in vendita nei cinquantini il CS 70 e lo Junior 70, mentre nei 125 viene regalato da Aspes il primo "Apache", primo modello battezzato con nomi di tribu' di pellerossa, che monta Forcelle Ceriani, forcellone oscillante montato su boccole elastiche e Motore Maico a disco rotante, accreditato da 18 cavalli.


Aspes Junior 70



ASPES CS 70

ASPES APACHE 125 Motore MAICO disco rotante

Nello stesso anno, Piermario Sorrentino, figlio di Teodosio, entra in ditta e convince la Amministrazione a realizzae un modello da velocita' in grado di competere nel Campionato italiano Junior di Velocita'.

L'anno 1971 e' nuovamente anno di cambiamento per l'Aspes: viene presentato al Salone di Milano il Navaho 50, caratterizzato dai carter neri, che sara' portato in gara vittoriosamente da Felicino Agostini, fratellino del Campionissimo, ed impiegato nelle competizioni "Cadetti" da tanti altri ragazzini.




Nelle versioni Cross Casa e Cross Competizione, e per l'uso su strada in versione Codice, il modello ha un successo strepitoso, montando forcelle di produzione Aspes, telaio rinforzato, ammortizzatori Girling e soprattutto un nuovo motore Minarelli a 6 marce, che assicurava potenza, resistenza ed affidabilita'. Il motociclo era caratterizzato da strutture in fibra di vetro, di originale disegno e colorate con miscele metallizzate. Un delirio fra i ragazzi.

Lo stesso motore era anche montato sul modello stradale, che montava ancora il cilindro del tipo precedente. Al Salone di Milano era stato anche presentato il prototipo del 125 Junior Velocita' che montava il primo motore prodotto da Aspes, con progetto e realizzazione del tecnico Gianfranco Maestroni gia' della Yamaha ed adesso dedicato allo sviluppo di Aspes. Il primo motore aveva i carter in magnesio, fusi dalla FLAM, l'azienza che realizzava componenti per l'industria aeronautica e la MV Agusta. Il motore usava l'albero a gomiti della Yamaha 250 bicilindrica ed il cilindro in ghisa aveva i travasi sdoppiati a tre luci.

Con il nome Hopi, l'anno successivo, sarebbe diventato un oggetto di culto fra i sedicenni:

Nel 1972 viene sostenuto il progetto del Navaho aggiornandolo leggermente, e con carter in lega color neutro, mentre nei 125 entra sul mercato l' Hopi 125 con motore Aspes.


Nel 73 viene presentato la Juma, motocicletta leggera da velocita' con motore derivato dall'Hopi che fara' raggiungereal mezzo una velocita' superioreai 135 km orari.



Negli anni successivi il Criterium Monomarca Aspes da' possibilita a piloti come Reggiani, Gresini e Tardozzi di emergere.





L'avventura Aspes termina all'inizio degli anni 80, quando transita sotto il marchio Unimoto che la mantiene viva sino al 1986 grazie agli sforzi del cavalier Augelli che nel frattempo ne e' diventato l'Amministratore di riferimento.

Dopo 27 anni la Merzaghi Motors di Varese annuncia l'acquisto del marchio Aspes e si ripropone il rilancio della casa che fu di Gallarate.


Noi, appassionati del marchio, aspettiamo con fiducia di rivedere i motorini Aspes per le strade e fuoristrada italiani, magari con uno stiling tipico della nostalgia anni 70, cosi' come proposto dai meravigliosi disegni di Oberdan Bezzi.

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